“Stalin è troppo grossolano, e questo difetto, del tutto tollerabile nell’ambiente e nel rapporto tra noi comunisti, diventa intollerabile nella funzione di segretario generale. Perciò propongo ai compagni di pensare alla maniera di togliere Stalin da questo incarico e di designare a questo posto un altro uomo che, a parte tutti gli altri aspetti, si distingua dal compagno Stalin solo per una migliore qualità, quella cioè di essere più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni, meno capriccioso, ecc. Questa circostanza può apparire una piccolezza insignificante. Ma io penso che, dal punto di vista dell’impedimento di una scissione e di quanto ho scritto sopra sui rapporti tra Stalin e Trotsky, non è una piccolezza, ovvero è una piccolezza che può avere un’importanza decisiva.”
Lenin, 4 gennaio 1923
Fare chiarezza di dettagli nel rapporto politico tra Lenin e Trotsky è un compito complesso anche se non impossibile. Quello che vogliamo e crediamo sia giusto fare è evidenziare le differenze e le convergenze politiche che si sono sviluppate, collocandole e contestualizzandole all’interno del dibattito politico. Provare solamente, come la scuola stalinista insegna, a spiegare la relazione politica tra Lenin e Trotsky a suon di citazioni, estrapolandole dal contesto e dalla battaglia politica, non rappresenta e non può rappresentare un criterio di verità.
Naturalmente, sostenere che trai i due grandi rivoluzionari non vi siano state divergenze – e qualora vi fossero state sarebbero state divergenze di poco importanza – rappresenterebbe semplicemente un falso storico; ma il punto non è neanche questo. Il punto è capire, provare a comprendere se entrambi fossero accomunati dalla stessa unità d’intenti, se entrambi avessero a cuore il processo rivoluzionario su scala internazionale, se entrambi avessero ben chiaro (come ci insegnano i primi IV congressi dell’Internazionale Comunista) il rapporto con la borghesia e il rifiuto di qualsiasi alleanza con essa.
Qui sta l’essenza del Leninismo e del Trotskismo, qui sta l’indubbia sovrapposizione politica del pensiero dei due rivoluzionari che, al netto delle differenze che vedremo (non le nascondiamo), erano accomunate dallo stesso metodo, ed ogni scelta politica (giusta o sbagliata) aveva come unico obbiettivo il benessere della classe operaia e il sostegno ai processi rivoluzionari.
Insomma, la differenza con lo stalinismo, al di là degli orrori commessi da Stalin e dal suo apparato (epurazioni, processi farsa, gulag ecc), stava nel fatto che né Lenin né Trotsky hanno mai confuso il benessere della classe operaia con il benessere e i privilegi dell’apparato.
Partendo dall’inizio, nei primi anni della propria conoscenza politica, Lenin da un giudizio nettamente positivo di Trotsky e non solo per le sue capacità; questo perché, sino alla svilupparsi della lotta tra l’ala sinistra della socialdemocrazia (bolscevichi) e l’ala destra (menscevichi), Trotsky aveva lavorato nell’Iskra1 in stretta collaborazione con Lenin non evidenziando differenze di linea politica. Successivamente, Trotsky oscillerà continuamente tra le posizioni dei bolscevichi e quella dei menscevichi sino agli inizi del processo rivoluzionario. Il fatto che non si fosse schierato sin da subito con Lenin nella lotta contro Martov e i Menscevichi – e successivamente Trotsky scrisse nel libro “La mia vita” che Lenin, in quel contesto, avesse avuto ragione rispetto alla sue posizioni – non deve far presupporre che Trotsky condividesse la teoria politica dei Menscevichi, niente di più falso.
Trotsky, sin dal 1905, teorizzò la “Rivoluzione permanente” che di per sé rappresentava l’antitesi del pensiero tappista del menscevico pensiero (prima la rivoluziona borghese e dopo la rivoluzione proletaria, una volta sviluppate le forze produttive).
Trotsky, in tutta la discussione sul partito, era più a destra e non vedeva di buon occhio l’ipercentralismo di Lenin; un ipercentralismo che nella sostanza, sino al 1907, non prevedeva all’interno della frazione bolscevica una forma di gestione centralista-democratica.
Parabola simile a quella del Trotsky, la ebbe il gruppo della Mezhraionka, gruppo a cui Trotsky si unì prima di aderire al bolscevismo: un gruppo troppo snobbato dalla storia, ma che meriterebbe riconoscimento dato che non ha avuto il giusto posto nella storia. La Mezhraionka nacque dall’iniziativa di quei socialdemocratici che non condividevano le posizioni politiche né dei Bolscevichi (ipercentralismo) né dei Menscevichi (opportunismo e difensivismo), ma che erano comunque sostenitori dell’unificazione di entrambe le tendenze all’interno del Partito Socialdemocratico.
Dal 1903, dopo lo scontro tra Bolscevichi e Menscevichi con la relativa scissione del 1903, nel POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo) aveva preso piede una tendenza unificatrice, una sorta di risposta emozionale alla rottura scissionistica di Lenin da Martov, con una consistenza numerica di seguaci non indifferente. A Vienna vi era la “Pravda” (da non confondere con il più noto organo di stampa Bolscevico) redatta da Trotsky tra il 1908 e il 1912. La Pravda trotskiana animò il dibattito della socialdemocrazia russa e fu tra le testate di area marxista-rivoluzionaria (molto popolare) che al meglio auspicava il riavvicinamento tra Bolscevichi e Menscevichi. Insomma, Trotsky ha assunto per più di un decennio una posizione sbagliata, ovvero sosteneva che si potesse raggiungere un accordo tra Bolscevichi e Menscevichi e che la relativa unificazione avrebbe giovato alla lotta di classe. Niente di più sbagliato.
In questo contesto Lenin colpisce duramente Trotsky:
“La spudoratezza di Trotsky nel ridurre al minimo il partito e esaltare se stesso.“
Significato storico della lotta all’interno del Partito comunista in Russia, 1911
“Trotsky fu un ardente iskrista nel 1901-1903, e Rjazanov descrisse il suo ruolo nel Congresso nel 1903 come “il randello di Lenin”. Alla fine del 1903, Trotsky fu un ardente menscevico (cioè un transfuga passato dagli iskristi agli “economisti”). Egli proclama che “tra la vecchia e la nuova Iskra vi è un abisso.“
Come si viola l’unità gridando che si cerca l’unità, 1914
Chiaramente, in questa ben precisa fase storica, Lenin ha ragione nella polemica con Trotsky. Altre divergenze vi furono anche dopo il processo rivoluzionario, come per la questione dei “sindacati”, ma questo tipo di dissensi rileveranno sempre un approccio diverso ma con obiettivi comuni, oltre che un comune metodo.
A dimostrazione di quanto sopra esposto, nell’estate del 1917 lo stesso Lenin definì Trotsky “il miglior bolscevico“.
Note
- Giornale socialdemocratico russo ↩︎
Bibbliografia
Lenin, Opere complete. Ed. Lotta Comunista
La rivoluzione perduta. P. Broue
Lenin su Trotsky. Editori riuniti
Lenin. La vita e la rivoluzione. Victor Sebestyen
L’ultima battaglia di Lenin. Lewin Moshe
Storia della Russia sovietica. Carr Edward H., Torino Einaudi
Lenin. Hélène Carreère

