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Turchia: solidarietà globale alla mobilitazione. Liberate subito i detenuti!

Il 19 marzo decine di migliaia di persone si sono mobilitate ad Istanbul e in altre città della Turchia, contro l’arresto di Ekrem İmamoğlu, il sindaco di Istanbul. La politica repressiva messa in atto dal governo turco demolisce i più elementari diritti democratici, come il voto ed eleggere e di essere eletti. Dopo la sconfitta elettorale dell’autocrate repressore Recep Tayyip Erdoğan e della sua Alleanza Popolare alle ultime elezioni, il governo sta preparando un attacco politico contro il principale partito di opposizione – il Partito Popolare Repubblicano (CHP) – e contro tutte le opposizioni politiche, tra cui quelle della classe operaia.

Erdoğan non esita a utilizzare il suo sistema giudiziario asservito per imprigionare gli oppositori e – come già accaduto alle migliaia di oppositori – cerca di cancellare la libertà di riunione e di manifestazione, limitando al contempo il diritto dei lavoratori di informarsi, riunirsi. In questo quadro da stampa da regime numerosi giornalisti sono stati arrestati.

In questi giorni le strade della Turchia sono state invase da manifestazioni di massa. Le piazze delle principali città e di tutto il Paese sono state il palcoscenico di studenti, lavoratori e giovani che hanno espresso il loro pieno rifiuto alle politiche repressive di Recep Tayyip Erdoğan e al suo regime autocratico/reazionario. Le mobilitazioni sfidano il regime e chiedono libertà democratiche; esprimono anche l’enorme frustrazione per l’aggravarsi della crisi economica e la perdita di qualità della vita per le maggioranza della popolazione. Nonostante la forte repressione della polizia fatta di manganelli, proiettili di gomma e gas lacrimogeni – il governo utilizza anche accuse di terrorismo per comprimere e imprigionare i manifestanti – il popolo continua a manifestare con nuove e massicce azioni di piazza. Centinaia di migliaia di persone sfidano e si scontrano frontalmente con Erdoğan.

L’Unità Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale (UTI-QI) è solidale con le lotte dei lavoratori, dei giovani, delle donne, delle persone LGBTI+, del popolo curdo e dei settori oppressi, e denuncia l’escalation della repressione da parte del governo.

Chiediamo l’immediato rilascio di tutti i detenuti, la caduta di tutte le accuse e la loro assoluzione.

Insieme alla nostra sezione in Turchia, il Partito della Democrazia Operaia (IDP), chiediamo che la Confederazione dei Sindacati Turchi (Türk-İş), la Confederazione dei Lavoratori Rivoluzionari della Turchia (DISK) e la Confederazione dei Sindacati dei Dipendenti Pubblici (KESK) vadano oltre le dichiarazioni formali e proclamino uno sciopero generale. Per questo, l’esempio del sindacato dell’istruzione, Eğitim-Sen, che ha deciso di scioperare per un giorno a sostegno del boicottaggio delle università da parte degli studenti, insieme alla nascita dei comitati di boicottaggio, che sono la base per sostenere la lotta e la mobilitazione, devono essere seguiti e moltiplicati per mille.

Nessun diritto democratico è garantito sotto questo regime! Per questo le mobilitazioni devono crescere sino allo sciopero generale, fino a quando non si arriverà a una vera rottura con il regime autocratico e repressivo di Erdoğan.

No all’usurpazione del diritto di eleggere ed essere eletti!

No all’attacco alla libertà di riunione e di manifestazione!

Basta con la repressione, la violenza, gli arresti e le carcerazioni! Stop immediato agli arresti! Rilascio immediato dei prigionieri politici!

28/03/2025

Unità Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale (UIT-CI)

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