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Respingere l’offensiva sionista

È chiara la volontà d’Israele di espandere la sua influenza imperialista e di distogliere l’attenzione mediatica sul massacro e l’orrore che sta facendo correre a Gaza.
L’Iran è un paese aggredito (non è un paese imperialista) e il suo popolo ha il diritto di resistere all’offensiva Sionista, siamo conosci della composizione politica del regime di Teheran, un governo teocratico reazionario a cui la classe operaia non deve dare nessun sostegno, ma il superamento del regime iraniano deve avvenire per mezzo del popolo iraniano stesso e di nessun’altro. Questo è il punto!
Sembra stucchevolmente ovvio che la sedicente sinistra campista neostalinista sia in netta difficoltà sulla questione iraniana. Non riesce a capacitarsi di come le grandi potenze “anti imperialiste” come la Russa e “socialistissima” (new Age) Cina stiano con le mani in mano mentre un’altra forza antimperialista yankee, come l’Iran, sia sotto l’attacco d’Israele con il sostegno dell’imperialismo a stelle e strisce e dell’occidente? Dove si poggia la teoria campista, ovvero del campo progressista? Cosa fanno il “denazificatore” Putin e il Mao 2.0 Xi Jinping sulla questione iraniana? Beh la risposta è tanto chiara quanto semplice: niente!
Niente, o meglio, niente di consistente perché semplicemente sia la Russia che la Cina sono potenze imperialiste con tanto di borghesia saccheggiatrice, molto più attente agli interessi del capitale che della classe operaia. La tanto declamata logica campista si perde nel progressivo arretramento: sociale, ideologico e programmatico. Tutto si scioglie come neve al sole. Tipo XX congresso PCUS.
Ma Cosa deve fare la classe operaia iraniana?
Prima cosa difendere e respingere l’aggressore sionista e in contemporanea fare quello che hanno fatto in passato i compagni Trotskisti durante la rivoluzione iraniana del 1979, costruire un’ alternativa di classe. Sul finire degli anni 70 del secolo scorso formarono il “Partito Socialista degli Operai dell’Iran” che riuscì ad unire due correnti i del trotskystmo, avendo successivamente un ruolo importante durante il processo rivoluzionario, prima dell’avvento della controrivoluzione khomeinista. Unire e fondersi cosa impossibile in Italia ove i gruppi dirigenti sono molto più attenti alla propria sopravvivenza che al benessere del mondo del lavoro. I compagni iraniani, pagarono con una dura repressione le loro posizioni politiche.
Dunque i rivoluzionari devono concentrare le loro forze e le loro idee per poter costruire e rilanciare un’ organizzazione del movimento operaio all’altezza dei compiti? Si questo è quello si dovrebbe fare.
La storia della rivoluzione iraniana, lo strumento dello sciopero generale il crescere del movimento di massa sono esperienze di cui far tesoro, di cui la massa ha già memoria.
I rivoluzionari devono avere il coraggio delle proprie idee, lavorare per costruire e unire il movimento di protesta. Questo deve essere fatto sia nelle lotte per le richieste immediate che nella lotta contro l’imposizione del regime che nega i diritti più elementari e comprime la classe operaia.


Sembra stucchevolmente ovvio che la sedicente sinistra campista neostalinista sia in netta difficoltà sulla questione iraniana. Non riesce a capacitarsi di come le grandi potenze “anti imperialiste” come la Russa e “socialistissima” (new Age) Cina stiano con le mani in mano mentre un’altra forza antimperialista yankee, come l’Iran, sia sotto l’attacco d’Israele con il sostegno dell’imperialismo a stelle e strisce e dell’occidente? Dove si poggia la teoria campista, ovvero del campo progressista? Cosa fanno il “denazificatore” Putin e il Mao 2.0 Xi Jinping sulla questione iraniana? Beh la risposta è tanto chiara quanto semplice: niente!
Niente, o meglio, niente di consistente perché semplicemente sia la Russia che la Cina sono potenze imperialiste con tanto di borghesia saccheggiatrice, molto più attente agli interessi del capitale che della classe operaia. La tanto declamata logica campista si perde nel progressivo arretramento: sociale, ideologico e programmatico. Tutto si scioglie come neve al sole. Tipo XX congresso PCUS.


Ma Cosa deve fare la classe operaia iraniana?
Prima cosa difendere e respingere l’aggressore sionista e in contemporanea fare quello che hanno fatto in passato i compagni Trotskisti durante la rivoluzione iraniana del 1979, costruire un’ alternativa di classe. Sul finire degli anni 70 del secolo scorso formarono il “Partito Socialista degli Operai dell’Iran” che riuscì ad unire due correnti del trotskystmo, avendo successivamente un ruolo importante durante il processo rivoluzionario, prima dell’avvento della controrivoluzione khomeinista. Unire e fondersi, cosa impossibile in Italia ove i gruppi dirigenti sono molto più attenti alla propria sopravvivenza che al benessere del mondo del lavoro. I compagni iraniani, pagarono con una dura repressione le loro posizioni politiche.
Dunque i rivoluzionari devono concentrare le loro forze e le loro idee per poter costruire e rilanciare un’ organizzazione del movimento operaio all’altezza dei compiti? Si questo è quello che si dovrebbe fare.
La storia della rivoluzione iraniana, lo strumento dello sciopero generale, il crescere del movimento di massa sono esperienze di cui far tesoro, di cui le masse hanno già memoria.
I rivoluzionari devono avere il coraggio delle proprie idee, lavorare per costruire e unire il movimento di protesta. Questo deve essere fatto sia nelle lotte per le richieste immediate che nella lotta contro l’imposizione del regime che nega i diritti più elementari e comprime la classe operaia.

Contro l’aggressione sionista e criminale di Israele.
Per un Iran libero, laico e socialista.
Per la ricostruzione della Quarta Internazionale.

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