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Il documentario “Naza”  infiamma la Mostra del cinema di Venezia nel sostegno della palestina

Pubblichiamo l’articolo dal sito della UIT-CI:

Il genocidio a Gaza scuote nuovamente i festival cinematografici internazionali. Durante il rinomato Festival di Venezia 2026, tenutosi dal 2 al 12 settembre, il film “Naza” ha ricevuto gli applausi del pubblico, che ha voluto rendere omaggio al lavoro svolto da Yuval Abraham e Rachel Szor, i quali hanno ricevuto un premio speciale. “Naza” è la seconda opera di Yuval e Rachel, che nel 2025 hanno vinto l’Oscar al miglior lungometraggio documentario per la realizzazione di “No Other Land”, co-diretto insieme all’avvocato e giornalista Basel Adra.

Due anni dopo essere stati premiati per il loro primo documentario, Yuval e Rachel tornano a ricorrere al cinema documentario per dimostrare che il genocidio continua. Il titolo “Naza” deriva dal concetto ebraico “nezek agavi”, che si traduce come “danno collaterale”, termine utilizzato dai soldati di occupazione per giustificare l’uccisione di oltre 75.000 palestinesi a Gaza. Nel documentario (e nella realtà) viene dimostrato che gli omicidi sono deliberati.

Nel suo discorso, Yuval ha commosso il pubblico e ha lanciato un messaggio chiaro: «Da quando è iniziato questo festival, in poco più di dieci giorni, Israele ha ucciso sei bambini palestinesi a Gaza: una bambina di tre anni in una scuola bombardata, un bambino di sette anni insieme al padre in auto e due sorelle che dormivano in casa. Gli agenti dei servizi segreti israeliani con cui abbiamo parlato ci hanno spiegato che questa strage di massa è sistematica; non è un incidente, ma un atto deliberato».

Yuval Abraham è un giornalista d’inchiesta e Rachel Szor è direttrice della fotografia e scenografa; entrambi sono di origine israeliana e per questo vengono attaccati da Netanyahu e dal suo regime per aver mostrato dall’interno le atrocità commesse dalle Forze di Difesa di Israele. A Naza, 24 agenti delle forze di occupazione, con il volto nascosto, raccontano in prima persona le azioni genocidarie compiute a Gaza, cosa che risulta intollerabile per l’apparato israeliano.

Secondo quanto riportato dal The Guardian – che ha prodotto il documentario – il ministro della Cultura israeliano, Miki Zohar, ha accusato i registi di essere disposti a «danneggiare la propria patria per ricevere applausi dagli antisemiti di tutto il mondo» e ha aggiunto: «Adotterò misure immediate per revocare la cittadinanza israeliana a questi spregevoli creatori per tradimento contro lo Stato», concludendo che «verrà indagato come siano stati ottenuti i materiali utilizzati nel film, chi ne sia stato responsabile e se alcune delle azioni compiute per acquisirli o diffonderli possano costituire aiuto al nemico in tempo di guerra». Netanyahu ha definito il film «miserabile» e ha sottolineato che «due registi israeliani che ritraggono le Forze di Difesa di Israele come criminali di guerra ricevono applausi al Festival di Venezia».

La rabbia riversata dagli agenti del genocidio è direttamente proporzionale al sostegno e all’appoggio che centinaia di artisti e difensori della Palestina hanno offerto a Yuval e Rachel, i quali hanno ricevuto un applauso caloroso e prolungato per il loro lavoro, durato 25 minuti, riempiendo di acclamazioni il Palazzo del Cinema, sull’isola del Lido di Venezia.

Il discorso di Yuval è stato anche una denuncia contro l’uccisione sistematica dei giornalisti e ha sottolineato che «questa verità è stata documentata ed è nota fin dal primo giorno grazie ai giornalisti palestinesi; più di 200 di loro sono stati uccisi da Israele a Gaza. Le loro voci sono state messe a tacere e negate. Crediamo che negare un crimine sia ciò che permette che esso persista». Yuval era furioso e ha sfruttato la tribuna locale per attaccare il governo di Meloni, i suoi partner europei e gli Stati Uniti, insistendo sulla necessità che il pubblico europeo veda il documentario: «Vogliamo che lo vedano gli europei, specialmente qui in Italia, perché il vostro governo e quello tedesco stanno ostacolando le pressioni su Israele che potrebbero porre fine a tutto questo; e che lo vedano gli americani, perché quel Paese sta finanziando gran parte del massacro».

Il documentario Naza, così come lo è stato No Other Land, tra le altre opere, è un contributo alla mobilitazione mondiale a sostegno del popolo palestinese e una nuova denuncia del genocidio perpetrato da Israele e dai suoi alleati a Gaza. Sicuramente il documentario girerà per le città di tutto il mondo come contributo alla sensibilizzazione, all’organizzazione e alla lotta per porre fine al genocidio e all’assedio, per il ritiro di tutte le truppe israeliane da Gaza, dalla Cisgiordania, dal Libano e dalla Siria e per la battaglia di milioni di persone per una Palestina libera dal fiume al mare.

 

 

 

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