Due morti nel giro di qualche giorno, uno in Liguria e l’altro in Sardegna. Questo è l’amaro bilancio dell’ultimo weekend. Il taser l’arma d’ordinanza utilizzata, che in realtà sarebbe meglio chiamare arma del delitto o più propriamente “strumento di tortura legalizzata”
La solita routine di sterilizzare il dissenso a posteriori, canalizzandolo in vie istituzionali, o il ricorso alla fantomatica “realpolitik” nel tentativo di far passare lo sfruttamento come pragmaticità, stanno negli ultimi anni lasciando il passo alla repressione frontale del dissenso nel tentativo di annichilire ogni protesta sin dalla sua nascita, con l’uso sfacciato e ostinato della forza da parte dei governi di ogni dove.
Segno di debolezza secondo qualcuno, ma è più probabile che il cambio di passo – l’ascesa delle destre in Europa e negli USA – sia invece il modo con cui le classi dominanti hanno deciso di capitalizzare il discredito dei precedenti governi. Decenni di governi nazionali e locali composti da populisti o liste civiche, con politiche trasversali da “terza via” e compromessi bipartisan, e le sinistre (socialdemocratici, riformisti, progressisti vari…) pronte a prostrarsi a ogni cambiamento in nome di un “eterno presente”, rinnegando il proprio passato pur di poter amministrare, è ciò che ha creato sfiducia e sdegno ma soprattutto arretramento della coscienza e reflusso (visto il livello attuale della lotta di classe). Sono quegli stessi partiti che prima si ingraziavano la borghesia pur di mantenersi nei ministeri, ancorati ai gangli di qualsiasi forma di governo e in coalizione con chiunque, che oggi si sdegnano di fronte a ogni manovra del governo Meloni. Dimenticano quindi di essere stati i marinai, i mozzi di quella borghesia che li usava per superare qualche impasse e che oggi porta all’incasso tutta quella disastrosa (per la classe lavoratrice) esperienza.
In una fase di crisi di profittabilità del capitale che si protrae ormai da qualche anno, la volontà di mantenere invariata la quota di profitto implicava manovre economiche che rischiavano di provocare grandi rivolte sociali, dati gli stipendi piantati al palo logorati dall’inflazione e il contemporaneo scricchiolio della propaganda sulle future “sfide” belliche in “difesa” della democrazia. Soprattutto se si tiene conto che per capitalizzare la ripresa economica a discapito della classe lavoratrice era necessario canalizzare maggiori risorse pubbliche verso il sostegnoalle aziende private, quindi a discapito dei servizi essenziali. Era arrivato il momento del “liberi tutti” in fatto di sanità-istruzione-trasporti, di gestione dell’ambiente, del territorio, e la destra era il suo luogo politico fisiologico, in grado sia di governare la predazione e lo sciacallaggio che di aggredire il dissenso in caso di violazione del famigerato ordinesociale.
Le forze dell’ordine con il loro modus operandi, soprattutto quello recente, non piovono dal cielo. Sono lì anche per gestire questi momenti di rischio, per controllare il territorio e contrastare i dissensi. E per farlo usano strumenti, incluso il taser.
Ma che cos’è il taser? E quali sono i suoi effetti?
Trattasi di una pistola che spara due dardi, collegati a due elettrodi, in grado di “fornire” al malcapitatouna scarica elettrica di circa cinque secondi. Ma solo nel migliore dei casi non lascia danni permanenti. Infatti, è al capitolo “conseguenze” che c’è da indignarsi. Nelle persone con patologie cardiache, asma o altre condizioni polmonari, nelle persone che soffrono di stati di profonda agitazione, intossicazione da droghe o abuso cronico di stupefacenti, o sovraffaticamento da lotta fisica, la scarica del taser rischia di causare complicanze che includono la morte. Qualora non fosse chiaro, dunque, non bastano né l’addestramento del personale con in dotazione l’arma, né le procedure operative quali l’avvisaglia (mostrarlo prima di usarlo), la minaccia visiva (puntatore laser indirizzato sul soggetto) ecc.. Non bastano perché il taser è, e resta, uno strumento di tortura. Così come non basta affermare che serve a prevenire l’uso della pistola, o prevedere l’obbligo di richiedere l’intervento dell’ambulanza dopo averlo utilizzato. Non smacchia la coscienza di chi lo usa e soprattutto non sminuirne il suo fine: immobilizzare, costi quel che costi, la persona colpita. Punto! La morte è un effetto collaterale, un inconveniente.
Ma dopo l’ennesimo danno, ecco l’ennesima beffa… L’eco mediatico di questi omicidi è stato inquinato da tutta la sequela (la solita, a dire il vero) di giustificazioni politiche, di richiamo alle procedure d’ingaggio condite con la solidarità “incondizionata” (l’obbedienza prima di tutto!) alle forze dell’ordine, compiuta sia dai vertici delle istituzioni (in primis ministri del governo) che dai sindacati di categoria e dell’arma dei carabinieri.
“Che nessuno se la prenda coi Carabinieri, che hanno difeso sé stessi e dei cittadini aggrediti, facendo solo il proprio dovere”, ha scritto il ministro leghista Matteo Salvini su Facebook (la sua patria naturale). “Sostegno incondizionato ai colleghi coinvolti, nelle ultime ore, nei fatti di Olbia e Genova” da parte del comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, in una lettera a tutti i militari dell’Arma e resa nota dal sindacato Usmia. Sulla stessa linea Luigi Pettineo, segretario del Sindacato Indipendente Carabinieri (Sic), che ha affermato che gli uomini dell’Arma avrebbero “agito correttamente”, rispettando “il protocollo operativo previsto”.
A sentirli sembra che la morte sia stata inevitabile, un imprevisto, col sottinteso che le due vittime se la sono quasi cercata in quanto erano state “preventivamente avvisate”. Intendiamoci: il silenzio per questi episodi, a dir poco vergognosi, sarebbe troppo poco; una riflessione prima di blaterare dichiarazioni alla stampa sarebbe stato chiedere troppo, forse. Nulla di nuovo sotto il sole! L’ipocrisia dei suddetti era prevedibile, ma urge un chiarimento: il morto era dietro l’angolo. In fondo era solo questione di tempo.
Molti di noi avevano letto di decessi causati dal taser (nei “democraticissimi” USA, per fare un esempio) oppure ci eravamo imbattuti in alcuni video, sgranando gli occhi nel vedere il malcapitato essere colpito dalla scarica elettrica e, tremante, cadere a terra, per poi trovarsi faccia in giù e con un ginocchio sul collo o sul torace (altra “tecnica di immobilizzazione” che in Italia ha già fatto qualche morto).
E sia chiaro un altro punto: nessuno degli ultimi governi è esente da responsabilità. Un cammino a ritroso ci riporta indietro al 2018 (era il governo Conte I, il giallo-verde) per quanto riguarda la sperimentazione del dispositivo in dodici città italiane, al 2020 (governo Conte II) per l’approvazione del suo utilizzo come arma di ordinanza per le forze dell’ordine. Il Ministero dell’interno ne sospese l’impiego per problemi durante le prove balistiche; così si dovette aspettare il 2022 (governo Draghi) per vederlo reintrodotto, col suo utilizzo esteso a tutte le forze dell’ordine. Quindi tutti coinvolti, tutti responsabili!
Ciò che caratterizza la nostra corrente è il suo essere interna alla classe operaia. In un’epoca in cui il l’indipendenza di classe è mercanteggiata per un posto da assessore in una giunta borghese oppure, ancora peggio, quando la sinistra eleva a suo rappresentante un questurino come De Magistris, per creare una barriera politica ed evitare che le idee trotskiste si diffondano tra il popolo della sinistra, la nostra corrente non si è arresa prima e non lo farà oggi.
Contro ogni forma repressiva, autoritaria e violenta!
Per una democrazia socialista!
Claudio Penna