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La mancanza di socialismo nella sinistra marxista rivoluzionaria in Italia

Le religioni hanno i loro dogmi e non li hanno a caso, ma sono funzionali al mantenimento della propria struttura. Stessa identica cosa fa la sinistra che in Italia si definisce marxista-rivoluzionaria: ripete a mo’ di mantra lo stesso schema tattico (fallimentare) che ha portato alla dissoluzione del trotskismo in Italia. Da un lato abbiamo chi sostituisce la crescita dell’organizzazione al benessere e alle prospettive della classe operaia; dall’altro lato abbiamo chi non è in grado (non avendo compreso bene il leninismo) di mettere in discussione la proiezione partitica in campo elettorale e la costruzione di fronte, come al contrario fanno benissimo i trotskisti argentini.

Nessun bilancio, nessuna messa in discussione del gruppo dirigente. Tutto questo è un modo incosciente di andare avanti senza la consapevolezza del momento – ripetere lo schema tattico in modo giaculatorio. Così non si farà mai un passo avanti e la bolla si sgonfierà come le loro organizzazioni, per poi riprodursi con altri dirigenti che non si sono mai posti delle riflessioni che abbiano contrastato i gruppi dirigenti.

Insomma, sia la religione che la sinistra marxista (dibattito interno oramai pressoché inesistente) richiedono “fede ideologica” per giustificare le proprie svolte politiche e offrono una visione del mondo, creano entrambe senso di appartenenza e promettono la salvezza della società, spesso spingendo a una netta separazione tra chi ha “ragione” e chi ha “torto”.

I gruppi dirigenti della sinistra marxista rivoluzionaria in Italia sono stati infallibili, per trascendenza divina, in trent’anni di attività. Non c’è stato modo di contare una, e dico anche una sola, dimissione. Tristezza..
Un avvitamento continuo, mascherato da finte dispute ideologiche e tattiche che non hanno mai fatto parte del patrimonio leninista. Lenin ha cercato sempre l’unità d’intenti e la convergenza, su base teorica, anche con altre organizzazioni; come fu fatto per i Mezhraintsy e il tentativo per i Menscevichi di sinistra guidati da Martov.

La sinistra marxista nostrana è divenuta una sorta di “dopo lavoro” ferroviario ove si milita per appartenenza (spesso da stadio) e non per costruire qualcosa che sia d’aiuto per la classe operaia. Gli ultimi trent’anni hanno prodotto unicamente disastri, seguiti da svolte utili solo a mantenere saldo il gruppo dirigente. Sarebbe il momento di dire basta. Vanno avanti per forza d’inerzia.

Cosa diciamo e proponiamo?

L’unico percorso che negli ultimi anni ha avuto successo: la federazione dei marxisti rivoluzionari, un FIT in Italia che calchi il modello argentino. Non sarà immediata la crescita, non sarà un successo istantaneo ma è il punto di partenza che darebbe una prospettiva al mondo del lavoro e compatterebbe le forze dando nuovo slancio alla militanza.

Queste organizzazioni non pensano al socialismo, non lavorano per questo orizzonte e lo declamano solamente, senza rifletterci. Sono invece molto attente alla sbavature tattiche, alla differenze di posizionamento contestuale. Queste organizzazioni sono iper convinte che prima vi sia l’analisi e poi il programma, eludendo e glissando sul reale obiettivo, che è il socialismo e non è il loro partito.
Fra il nulla cosmico fatto di “autismo politico” e il presidio ideologico noi preferiamo mantenere il presidio ideologico.

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