Una premessa essenziale
La magistratura non è terza tra le parti, soprattutto delle classi sociali. Un giudice è una persona e non sta “al di sopra” di qualcuno solo perché rappresenta la magistratura, così come non sta al di sopra di nessuno un prete solo perché rappresenterebbe colui che sta sopra ogni cosa.
La magistratura è un apparato dello Stato, una sua articolazione. E non basta dividere il potere in tre, separandone le funzioni (legislativa, amministrativa, giudiziaria), per cambiare la natura dello Stato, che era e resta strumento della classe dominante. E cioè, sotto il capitalismo, della borghesia.
Separare la magistratura giudicante da quella requirente non cambia quindi la funzione della magistratura: applicare le leggi dello Stato, che sono prima di tutto leggi sul diritto di proprietà dei mezzi di produzione, quindi leggi che sanciscono e tutelano il diritto allo sfruttamento e all’appropriazione.
Tuttavia, la separazione delle carriere – separare pubblici ministeri e giudici – di per sé avrebbe un contenuto progressista. Il pubblico ministero, e questo è un fatto ormai acclarato, condiziona pesantemente i giudici. Separarli potrebbe portare ad una magistratura giudicante (i “giudici”) più forte, in grado di smentire la magistratura requirente (i “PM”) piuttosto che, come il più delle volte accade, condividerne la “linea”.
Perché ci pronunciamo per un netto NO al referendum
Considerare la natura e i fattori che spingono verso la riforma, per poter prendere una posizione indipendente e di classe, è essenziale per noi marxisti-rivoluzionari.
Primo punto. Ad oggi il CSM è per 2/3 eletto dai magistrati tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura e per 1/3 dal parlamento riunito in seduta comune. Creare due CSM, uno per la magistratura requirente e uno per quella giudicante, con i membri di entrambi estratti a sorte (questa la riforma), potrebbe sembrare intenzionato a inserire il fattore “caso” al fine di limitare l’influenza delle correnti (politiche) dei magistrati sull’elezione del CSM. Ma così non è: mentre la quota dei “togati” sarà letteralmente tirata a sorte, per la parte “laica” (parlamento) si avrà invece una pre-selezione e poi, come nel primo caso, il sorteggio. Le due componenti avranno quindi un peso diverso, dovuto al caso per i magistrati, casuale ma tra i “pre-scelti” per quanto riguarda i papabili in parlamento (che ha una maggioranza, ricordiamocelo). Inutile dedurne che la rappresentabilità non è garantita in un caso ed è invece preservata nell’altro. Ergo: l’ago della bilancia sarà spostato dalla parte della componente politica dei due CSM. Questo prevede, in sostanza, la “riforma Nordio” oggetto del referendum.
Il governo post-fascista a guida Meloni, evidentemente, mira a spostare gli equilibri interni del potere a beneficio del governo (borghese) nella sua lotta intestina con la magistratura (altrettanto borghese).
Secondo punto. Nella situazione di continua instabilità, tanto nazionale che internazionale, che proprio il capitalismo ha generato (tanto per cambiare…), la risposta non può che essere la ricerca di una maggiore “stabilità”. Essendo il capitalismo un sistema anti-democratico, orientato al profitto e alla sopraffazione, ne consegue che un governo maggiormente autoritario rappresenterebbe il coniglio dal cilindro: poter “governare liberamente” il caos attuale, senza essere disturbati!
Se a quanto detto sul referendum si aggiunge l’altro obiettivo di riforma costituzionale, cioè il premierato, il quadro è completo: il fine è di far prevalere l’autorità del governo (la sua “governance”) su ogni altro potere.
Su quello legislativo, grazie al premierato, fornendo una parvenza di investitura da parte del popolo in quanto si eleggerebbe direttamente il Presidente del Consiglio (con premio di maggioranza in parlamento per le liste collegate al premier eletto). Il governo in una cassaforte, finalmente “indisturbato” per cinque anni!
Sul potere giudiziario, grazie a questa riforma della giustizia, disarticolando il CSM, dividendolo e diminuendo il peso specifico della componente togata grazie al sorteggio, facendo così prevalere l’influenza della componente politica (pre-selezionata ad hoc prima del sorteggio). Dunque, basta con le beghe legali che “intralciano” i governi del capitale!
Anche se la separazione delle carriere dei magistrati ha di per sé una natura teoricamente democratica, prendiamo posizione per il NO sul referendum confermativo sulla giustizia.
Perché il suo fine ultimo non è contro-bilanciare l’eccessivo potere del palazzo di giustizia, bensì condurre il pubblico ministero sotto la sfera del potere esecutivo. Lo scenario politico mostra a tutte le latitudini un tentativo bonapartista proprio verso l’accentramento dei poteri. Non si mira di certo a maggiori pesi e contrappesi, sebbene la separazione dei poteri sia uno dei più ipocriti mantra borghesi.
Una nota: la premessa di ogni nostra battaglia
Noi comunisti non siamo per dividere il potere borghese in tre, ma per “spezzarlo”, letteralmente!
Inoltre, sappiamo bene che solo l’elezione dei giudici da parte del popolo, congiunta alla loro revocabilità e responsabilità, può garantire un organismo giudiziario che sia realmente democratico.
E solo un governo dei lavoratori, anch’esso coi suoi membri elettie revocabili, può essere un organismo senza mire di ingerenza o di dominio.
Solo così si può affermare che il potere appartiene al popolo!

