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Un socialista e difensore della causa palestinese trionfa alle primarie democratiche di New York

9 luglio 2025. L’inaspettata e sorprendente vittoria di Zohran Mamdani alle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York ha scosso il panorama politico degli Stati Uniti, sia il Partito Repubblicano che il Partito Democratico sono rimasti sorpresi da questo risultato. La vittoria di Mamdani esprime la resistenza di base contro le politiche reazionarie della destra reazionaria di Donald Trump ed in più sottolinea il sostegno alla causa palestinese, una causa che sensibilizza gran parte delle società civile e rafforza la ricerca di un’alternativa politica alla sinistra.

Il 24 giugno, il giovane leader Zohran Mamdani ha vinto le primarie del Partito Democratico. I risultati definitivi del terzo turno, pubblicati a luglio, lo hanno visto vincitore con il 56,21% dei voti, per un totale di 565.639 voti – il numero è il più alto in termini di voti ottenuti da un candidato nella storia delle primarie cittadine. Questo risultato ha sconfitto il favorito dell’establishment democratico ed ex governatore Andrew Cuomo , che ha ottenuto solo il 43,79%. 

Zohran Mamdani è un leader legato alla più grande organizzazione socialdemocratica degli Stati Uniti, i Democratic Socialists of America (DSA), che fa parte del Partito Democratico. Ha 33 anni, è di origine ugandese ed è arrivato negli Stati Uniti all’età di 7 anni, è musulmano e durante la sua carriera universitaria ha fondato Students for Justice in Palestine. Attualmente fa parte dell’Assemblea dello Stato di New York, in rappresentanza del grande distretto del Queens, dove la migrazione di massa lo ha reso il distretto con il maggiore pluralismo etnico e culturale al mondo.
Ciò che colpisce di più di Mamdani è che abbia trionfato sottolineando il suo sostegno al popolo palestinese e definendo le azioni di Israele un genocidio. Nella sua campagna, andando oltre il solito equilibrismo politico del PD, ha dichiarato che avrebbe arrestato Benjamin Netanyahu se quest’ultimo avesse visitato la città.

Mamdani, durante la sua campagna elettorale, ha anche lanciato un programma dal taglio profondamente progressista, richiesto dalla classe operaia, come l’abbassamento del costo della vita, il congelamento degli affitti, mezzi di trasporto calmierati, asili nido gratuiti, supermercati pubblici, la triplicazione del mercato immobiliare a prezzi accessibili e, soprattutto, l’imposizione di tasse alle grandi aziende e ai ricchi. Tra le sue proposte figurano lo scioglimento dell’ICE e la creazione del Dipartimento per la Sicurezza Comunitaria. Inoltre, ha dichiarato che non avrebbe permesso detenzioni o deportazioni e che avrebbe trasformato New York in un rifugio per migranti e dissidenti. 

Grazie a questo profilo e a questo programma, Mamdani e la New York City DSA (NYC-DSA) sono riusciti a organizzare più di 50.000 volontari per condurre una campagna porta a porta e quartiere per quartiere di successo, ottenendo ottimi risultati e uno spostamento a sinistra (reale) tra gli elettori più giovani, la popolazione nera, i migranti e i lavoratori poveri. 

Zohran Mamdani capitalizza le crescenti lotte contro Trump e il genocidio a Gaza

La vittoria elettorale di Zohran Mamdani non è stata celebrata solo da chi lo ha votato a New York. Nel mezzo della controffensiva trumpiana, è stata vissuta come un trionfo e una tregua da tutti gli attivisti. La controffensiva di Trump, i licenziamenti dei dipendenti pubblici, l’attacco ai diritti sociali, le deportazioni di massa e la militarizzazione di Los Angeles hanno risvegliato un’avanguardia significativa che si sta mobilitando in massa alla ricerca di un’alternativa per affrontare l’estrema destra.
La controffensiva di Trump poggia su un forte sostegno alle politiche genocide di Netanyahu e Israele e ciò suscita malcontento, risentimento e disgusto per Trump in ampi settori della società americana. Mentre tutti i candidati alle primarie democratiche hanno dichiarato che il loro primo viaggio da sindaco sarebbe stato a Tel Aviv, per sostenere Israele, Mamdani è riuscito a distinguersi. Ciò gli ha permesso di ottenere, nella città con la più grande popolazione ebraica al mondo (al di fuori di Israele), il sostegno di organizzazioni come “The Jewis Vote” e centinaia di migliaia di voti, a dimostrazione della profonda crisi e della frattura di ampi settori della comunità ebraica globale con Netanyahu, Donald Trump e il genocidio in atto.

Il Partito Democratico, in crisi, comincia a preoccuparsi.
Il massiccio voto per Mamdani riflette anche la profonda crisi in cui si trova il Partito Democratico dopo la vergognosa sconfitta contro Donald Trump. L’amministrazione Biden-Harris ha confermato che i Democratici, in quanto partito dei padroni imperialisti, hanno governato contro la classe operaia e, in associazione con i sionisti più reazionari degli Stati Uniti, hanno difeso lo Stato di Israele e sostenuto il genocidio, perdendo così gran parte del loro sostegno popolare e progressista. Così facendo, hanno facilitato il ritorno dell’estrema destra di Trump.
L’intera leadership del Partito Democratico si è opposta alla candidatura di Mamdani. Il portavoce democratico, il New York Times, ha dichiarato nel suo editoriale del 16 giugno: “Non crediamo che il signor Mamdani meriti un posto sulle schede elettorali dei newyorkesi” a causa della sua mancanza di esperienza manageriale e ha dichiarato che “si sta candidando con un programma inadatto alle sfide della città“. Personaggi democratici, come Bill e Hillary Clinton e il miliardario democratico ed ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, hanno sostenuto il suo rivale, Andrew Cuomo, nonostante il suo coinvolgimento in gravi accuse di corruzione. Questo sostegno ha generato significativi finanziamenti per la campagna elettorale, con oltre 11 milioni di dollari raccolti da facoltosi donatori. Cuomo è il candidato più finanziato, il che lascia aperta la possibilità di candidarsi alle elezioni del 4 novembre come indipendente, nonostante la sconfitta alle primarie.

La vittoria elettorale di Mamdani si inserisce in altri eventi di massa ed iniziative “Contro l’oligarchia” organizzate da figure come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez – entrambi sostenitori della candidatura di Mamdani – che hanno attirato oltre 36.000 persone. Queste manifestazioni sono espressione della crisi con il Partito Democratico e di una lenta ma costante ricerca di opzioni a sinistra. Purtroppo, finora, né Sanders né Ocasio-Cortez, né la maggioranza dei DSA hanno intenzione di rompere con il Partito Democratico.

Trump minaccia Mamdani e bisogna difenderlo

Le minacce di Donald Trump di fronte alla vittoria di Mamdani sono state immediate. Lo ha definito un pericoloso comunista, ha dichiarato che se avesse vinto le elezioni del 4 novembre, lo avrebbe tenuto d’occhio da vicino e ha minacciato di imprigionarlo ed espellerlo se si fosse rifiutato di consentire l’intervento dell’ICE e il suo piano di espulsione. Al di là delle profonde divergenze politiche e strategiche che abbiamo con Mamdani, è chiaro che, esprimendo la ricerca di una svolta a sinistra tra ampi settori della lotta, dobbiamo difendere il diritto di candidarsi, con maggiore mobilitazione, di fronte agli attacchi repubblicani e alle minacce di Donald Trump. 
Da qui alle elezioni municipali di New York del 4 novembre, le sfide rimarranno aperte e le lotte si intensificheranno a seguito della radicale controffensiva di Donald Trump.

Il compito è rafforzare l’unità e le mobilitazioni su larga scala in difesa dei diritti democratici e sociali dell’intera classe operaia, dei giovani, dei dissidenti, dei migranti e della popolazione nera degli Stati Uniti, continuando a sostenere l’emergere di un’alternativa politica di sinistra indipendente dal Partio Democratico e Repubblicano. Un’alternativa che solo la classe operaia e la democrazia socialista possono dare.

UIT-QI

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